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lunedì 22 luglio 2013

Residenze storiche: il palazzo dell'Innominato diventa spa


Adagiato su un colle, che domina l’abitato di Brignano e la Val Curone, al centro di un vasto parco di conifere di incomparabile, selvaggia bellezza dell’estensione di 5 ettari, il castello, dopo i recenti ampliamenti conta una trentina di stanze, tra cui ampi saloni, biblioteca, locali adibiti a foresteria e a scuderia. È a pianta quadrilatera, con torre anch’essa quadrata, a protezione dell’ingresso, secondo un modulo tipicamente lombardo. La sua struttura è mista, in arenaria e mattoni. Il nucleo originario di costruzioni consisteva nei due avancorpi a settentrione, collegati tra loro da un ponte levatoio; in epoca barocca i Guidobono Cavalchini vi aggiunsero il corpo di fabbrica oggi adibito a biblioteca; il conte Bruzzo il fabbricato a ponente, ossia la costruzione di Castelnuovo. All’interno è conservata, in parte, la struttura antica. La porta di ingresso al palazzo, che si apre sotto una loggetta nella parte avanzata del fabbricato, è di fattura rinascimentale.


Nel 2011 è stato in vendita per 6 milioni di euro per conto del gruppo tedesco Engel&Volkers.
Ad inizio 2013 è stato annunciato che per il Palazzo Visconti di Brignano Gera d'Adda è arrivato il momento di tornare a vivere e abbandonare il suo ruolo di museo: lo splendido complesso (noto anche come castello dell'Innominato perché il 16 settembre 1579 a Brignano nacque quel Bernardino Visconti al quale il Manzoni si ispirò per il personaggio dell'Innominato nei Promessi Sposi) si divide in Palazzo vecchio, sede del municipio e in Palazzo nuovo, di proprietà della Green Holding (il gruppo industriale di cui fa parte il termovalorizzatore Rea Dalmine) che da anni aspetta di avere una destinazione.

Ora sembra proprio averla trovata. La proprietà ha presentato al Comune una bozza progettuale che prevede il suo cambio di destinazione: da museo a centro congressuale e alberghiero. Un cambio sul quale la commissione edilizia-urbanistica del Comune ha già espresso parere positivo in attesa di prendere in esame il progetto vero e proprio. Arriveranno anche spa e centro benessere.


venerdì 10 maggio 2013

Residenze storiche: la Villa d'Agliè

A soli 6 km da Piazza Castello, sulla collina di Torino, si trova la Villa d'Agliè. E' rimasta intatta, come poche altre ville della collina torinese, nei suoi caratteri architettonici: immersa in un vasto bosco, poggia su un largo spiazzo il cui disegno è immutato dal 1700.


Il primo documento, datato 1610, testimonia la proprietà del Duca Carlo Emanuele I, figlio di Emanuele Filiberto e di Margherita di Valois. Subito dopo l'assedio di Torino, la villa si trasformò in palazzo, ad opera di un noto e raffinato banchiere: Franco Colomba, che era in stretto contatto con la corte sabauda. Più tardi la villa diventa proprietà della principessa Del Pozzo della Cisterna, poi di certi padri Barnabiti. Nella prima metà del '700, il conte Ignazio Demorri di Castelmagno arricchisce ulteriormente la sala centrale con gli stucchi del Martinez, rappresentanti i quattro elementi, e il giardino con vasi e statue di marmo. Dalla fine del '700 la villa risulta prorpietà di Benedetto Maurizio, Duca del Chiablese, figlio ultimogenito prediletto del Re Carlo Emanuele III, che opera alcune modifiche valendosi dell'architetto Castelli. All'inizio dell'800 Sir John Foster, Ambasciatore d'Inghilterra, trasforma il giardino all'italiana in giardino romantico, secondo la moda del tempo, piantando cedri del Libano, sequoie e ippocastani. All'inizio del secolo fu acquistata dagli attuali proprietari e nel 2007 il giardino della Villa è stato inserito dalla Regione Piemonte nell'elenco ufficiale dei giardini storici e di interesse botanico.

        

La Villa d'Agliè e il suo parco è stata anche oggetto di riprese cinematografiche per la realizzazione di alcuni film e soap opera.


giovedì 28 marzo 2013

Residenze storiche: l'ex casetta del Dalai Lama



Il Palazzo del Potala fu la residenza principale del Dalai Lama, fino a che il 14º fuggì in India, in seguito all'invasione ed alla fallita rivolta del 1959. Attualmente il Palazzo del Potala è stato convertito in museo dal governo cinese.

L'edificio misura 400 metri sul lato est-ovest e 350 metri su quello nord-sud, con pietre inclinate spesse 3 metri (5 metri alla base), con rame fuso attorno alle fondamenta per aiutare a proteggerlo dai terremoti. I tredici piani dell'edificio (contenente oltre 1000 stanze, 10.000 reliquiari e circa 200.000 statue) si alzano per 117 metri sulla cima del Marpo Ri, la "Montagna Rossa", ad un'altitudine di 3700 metri.


Al centro della valle di Lhasa, capitale del Tibet, il Palazzo del Potala, con i suoi grandi muri inclinati rotti solo nella parte superiore da file di finestre, e con i tetti piatti ai vari livelli, non è molto diverso da una fortezza. Sul lato meridionale della roccia si trova un grande spazio racchiuso da mura e porte, con un grandi portici all'interno. Una serie di scale, interrotte da lievi salite, conducono alla sommità. In pratica tutta la larghezza della rocca è occupata dal palazzo!

La parte centrale di questo gruppo di edifici viene chiamata "Palazzo Rosso" a causa del colore cremisi, che gli permette di distinguersi dal resto. Contiene le mura, le cappelle ed i santuari principali dei passati Dalai Lama. Al suo interno vi sono numerosi dipinti decorativi, con opere tempestate di gioielli, intarsi ed altri ornamenti.